Genesi

Come sono finito all’auto-pubblicazione

Quando terminai la stesura di questo romanzo, la prima cosa che pensai fu di rivolgermi a una grande casa editrice, di quelle con rilevanza nazionale e internazionale.

Mi sembrava l’unico modo per divulgare il mio corposo lavoro. Appunto, corposo…

Immaginando che la lunghezza non avrebbe esattamente entusiasmato i redattori, mi parve saggio mandarne un terzo, fiducioso che sarebbero poi stati loro a chiedermi il resto.

Provai a contattarne qualcuna e riuscii a ottenere il permesso da due di loro di inviare il manoscritto – chi aspira a pubblicare sa che generalmente i grandi editori tendono a non accettare “roba” da esordienti, per cui, senza autorizzazione, le chance di essere adocchiati sono più fievoli del canonico lumicino.

Attesi circa 5 mesi e una delle due mi rispose che non sarebbe seguita alcuna proposta.

Ingoiata la delusione, decisi di rivolgermi ai piccoli editori che non chiedono contributi in denaro né sottoforma di acquisto copie. Ne contattai una ventina e ben 5 si dissero interessate alla valutazione del manoscritto.

Glielo mandai e, dopo 3 mesi, cominciai a ricevere qualche risposta. Erano tutte negative, ma una in particolare – l’ultima che arrivò dopo 6 mesi – mi rivelò un mio errore di valutazione: mi dicevano che era impossibile per loro esprimere un parere su un lavoro parziale.

I miei seguenti tentativi di spiegare come la parte inviata fosse soltanto un’introduzione alla storia e che “il meglio” stava nel resto, fallirono perché la politica editoriale di tutte le aziende vieta di valutare due volte lo stesso lavoro – giustamente, perché sarebbe scorretto verso gli altri aspiranti scrittori.

Inutile dire che questa fu anche la risposta dell’inflessibile grande casa editrice che avevo contattato all’inizio.

Compreso questo sbaglio, dopo circa un anno di attese vane – alla fine ho realizzato che gli altri editori non mi avrebbero mai risposto –, ricominciai a cercare. Nella richiesta di informazioni con cui mi proponevo, specificavo che il romanzo era voluminoso. Trovai altri 3 interessati.

Dopo 6 mesi di attesa, una risposta: il libro è interessante, ma siamo una piccola casa e non possiamo permetterci di pubblicare un’opera così imponente.

Deluso e stanco di spendere soldi per stampare e spedire il cartaceo, decisi che da lì in poi avrei fatto tutto on-line.

Riaprii le liste di editori e cominciai a inviare lettere di presentazione a manetta: facendo tutto via e-mail, con l’abbattimento totale dei costi, gli editori interessati si moltiplicarono come i tentativi che facevo.

Intanto, i tempi erano cambiati così come le strategie degli editori…

Le proposte di contratto presero a fioccare, ma durante la contrattazione, spesso emergeva la possibilità di un intervento economico da parte mia. E in tali casi, ovviamente lasciavo perdere.

Poi qualche proposta di contratto free arrivò, ma, benché apparentemente vantaggiose, c’era sempre qualcosa che stimolava la mia connaturata diffidenza (nel senso che il contratto pareva garantirmi, ma uno si occupava non esattamente di romanzi, un altro non capivo come facesse ad avere il mio manoscritto visto che io non glielo avevo mai mandato, un altro pretendeva fiducia a priori senza aver dimostrato ancora niente, eccetera).

Comunque, questo passava il convento e tra questi dovevo scegliere. Mentre tentennavo, giunse un’ulteriore proposta: sia per i modi che per il contenuto contrattuale, questa mi ispirava fiducia. E l’accettai. Finalmente!

Così mi misi l’animo in pace e mi concentrai sul miglioramento del testo intanto che aspettavo i tempi dell’editore. Sì, aspettavo…

Ho aspettato sette mesi, dietro sporadiche ma incisive assicurazioni, ma il progetto non decollava.

Il contratto mi metteva al riparo da qualsiasi scherzetto perché evidentemente redatto in buona fede. Tuttavia deve esser successo qualcosa che ha spinto l’editore a tirarsi indietro: non entro nel merito poiché non c’è stato mai un dialogo che chiarisse le cose, nonostante le mie richieste, e si finirebbe con l’andare per illazioni. L’unica cosa che è venuta fuori da questa pseudo-collaborazione e che la lunghezza del romanzo era un problema insormontabile.

Rescisso il contratto, avrei dovuto ricominciare a cercare un editore. Di nuovo?

Quindi i dubbi circa l’esistenza di un piccolo editore disposto a investire sulla mia opera una rilevante quantità di denaro divenne gigante. E se in dubbio è l’esistenza, la certezza è che sarebbe un’impresa trovarlo. E se anche lo trovassi e firmassi un contratto vantaggioso che mi blinderebbe, ho imparato che il rischio di ritrovarsi di nuovo punto e a capo non è affatto remoto.

A questo punto ho capito che il mio romanzo può essere pubblicato solo da una grande casa editrice.

“Ma non è così che cominciava questa storia?” osserverà chi sta leggendo.

Certo. Tuttavia c’è una piccola grande differenza.

Il grande editore punta su una macchina che cammina, non sul suo progetto.

Gli esordienti sono un progetto, e nessun grande editore investe su un progetto. Ed ecco che l’unico modo di tramutare il mio progetto in una macchina è l’auto-pubblicazione, perché sprecare altro tempo a cercare e aspettare senza comunque avere certezze è un investimento già fatto e fallito.

Ora il punto è: vale la pena investire in questo progetto? Sarò capace ti tramutarlo in una macchina? E questa macchina, sfreccerà, camminerà o resterà parcheggiata?

Io ci credo e inizio l’avventura. Poi la risposta la daranno come sempre i lettori.

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12 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Ximox
    Dic 16, 2011 @ 22:21:01

    Se far partire il progetto non ti fa indebitare anche i tuoi pronipoti, beh direi che hai fatto la scelta giusta. Hai aspettato fin troppo che arrivasse questo sogno, è ora che lo pigli per i capelli!
    Tanti tanti auguriiiiiiii!!!

    Rispondi

    • antonioscotto
      Dic 16, 2011 @ 22:42:02

      Beh, se riesco a vendere le copie che acquisterò, penso che vado in pareggio. Il mio solo rammarico è di non averlo fatto prima. Purtroppo leggendo in giro viene da pensare che è impossibile fare senza l’appoggio di un editore. Invece non è così, perché in tanti casi vedi scrittori che, pur pubblicati senza contributo, si lamentano perché la promozione è tutta sulle loro spalle. Comunque, ormai la nave è salpata: tra un paio di mesi ti dirò se va a gonfie vele, galleggia ancora o è colata a picco! xD

      Rispondi

  2. Lussy60
    Dic 17, 2011 @ 20:50:46

    sono convinta che la caparbietà e la voglia di realizzare il tuo sogno ti aiuteranno tantissimo.
    provaci amico..io sono con te!!!
    la tua prima lettrice!!!
    in bocca al lupo!!!

    Rispondi

  3. nashira93
    Dic 20, 2011 @ 18:44:50

    E’ incredibile che uno scrittore debba passare simili Odissee per vedere pubblicato un suo lavoro, soprattutto un’opera voluminosa e creata col cuore. Purtroppo essere compresi è difficile, oggi. Spero che gli utenti del web ti daranno la giusta attenzione che meriti.

    By Nashira

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  4. krausmario
    Dic 22, 2011 @ 00:43:25

    Un grande in bocca al lupo anche da parte mia e ancora complimenti, anche per la tenacia! 🙂

    Rispondi

  5. krausmario
    Dic 22, 2011 @ 18:39:42

    Posso linkare il mio blog al tuo?

    Rispondi

  6. Cosimo
    Feb 20, 2012 @ 15:54:11

    Vale sempre la pena di tutto, nella vita.
    Io ho scelto per la terza volta l’autopubblicazione, perchè ho una dignità umana.

    Rispondi

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